Il fumo di Satana - il cattocomunismo

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Cristianesimo Cattolico: Il Papa: «Giuda, la povertà come ideologia»

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Bergoglio ricorda la critica dell’apostolo alla Maddalena che ungeva i piedi di Gesù: «L’ideologo non sa cosa sia l’amore». E torna a citare il diavolo che «ci truffa sempre»

ANDREA TORNIELLI (14/05/2013)

«L’ideologo non sa cosa sia l’amore, perché non sa darsi». Lo ha detto Papa Francesco…

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Cristianesimo Cattolico: La truffa di Satana cattivo pagatore. Commento francescano

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Oggi il Papa è tornato a citare l’acerrimo nemico che tanto spesso torna nelle sue omelie (vedi qui il resoconto odierno). Parlando di Giuda e dell’attaccamento ai soldi, che portarono l’apostolo alla rovina, Papa Francesco ha concluso: “dobbiamo dirlo: Satana è un cattivo pagatore. Sempre…

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La Chiesa non è un ONG assitenziale

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di Arnaldo Xavier da Silveira (14/04/2013)

1) La Chiesa non è una ONG assistenziale. Questo semplice insegnamento di Papa Francesco nel suo primo giorno da Sommo Pontefice evoca ricchissime dottrine sulla Chiesa, negate dai progressisti, male interpretate o dimenticate da molti cattolici.

La Chiesa, società visibile e perfetta

2) La Chiesa militante è visibile perché non è un’entità meramente spirituale, pneumatica, segreta, non è un mero raggruppamento di persone che pensano allo stesso modo, né unicamente un movimento di idee o una comunità privata, ma esiste visibilmente in questo mondo, costituendo una vera società.

3) E, come società, la Chiesa non è visibile solo in senso fisico, ottico, come pensano alcuni. Infatti è vero che essa esisterà sempre su questa terra, secondo le promesse di Nostro Signore, anche se con un numero ridotto di fedeli, come nel Cenacolo e, dicono i buoni esegeti, alla fine del mondo (Lc. 18, 8). Ma è visibile anche nel senso più profondo, istituzionale, dato che ha una struttura giuridica, dei membri che la costituiscono, una gerarchia formata da uomini viventi, un capo da tutti riconosciuto, al pari delle altre società umane.

4) La Chiesa è una società perfetta, perché ha in sé tutti i mezzi per raggiungere i suoi fini, condurre i fedeli alla salvezza eterna. Essa è una e universale. Il suo capo è monarca per divina istituzione, dotato di poteri sia spirituali e di ordine, sia giurisdizionali, legislativi e magisteriali. La Chiesa è una società di diritto pubblico internazionale, non soggetta ad alcuna entità umana. È sovrana nell’ordine civile e politico, come lo è ogni Stato moderno. Questa sua condizione non le viene tanto dal possedere il territorio della Città del Vaticano, poiché, anche se non contasse questa sovranità territoriale, avrebbe, in linea di principio, il pieno diritto di essere considerata come una persona di diritto pubblico internazionale, in virtù della sua origine divina come società visibile e perfetta.

5) Pio XII dichiara: «appare il grave errore  sia  di  coloro che  s’immaginano  arbitrariamente  la Chiesa  quasi nascosta e  del tutto invisibile», e aggiunge che «Il Verbo di  Dio assunse  l’umana  natura soggetta  ai dolori,  affinché,  fondata la società visibile  e consacrata  col sangue divino, “l’uomo fosse richiamato alle cose invisibili attraverso  un governo visibile” (S. Thom., De Veritate, q. 29, a. 4, ad 3)» (Enciclica Mystici Corporis, § “Ex iis, quae adhuc” – “Da  ciò che finora”).

6) Pio XII afferma anche, ribadendo l’insegnamento di Leone XIII, che la Chiesa è «una società perfetta nel suo genere» dotata «di elementi ed argomenti sociali e giuridici» (ibidem, § “Recta igitur” – “Il retto significato”). E rimprovera «il  funesto errore  di  coloro che sognano una Chiesa ideale, una certa società alimentata e formata di carità, alla quale, non senza disprezzo, oppongono  l’altra che chiamano giuridica». E riferendosi al Concilio Vaticano I, Const. Dogm. De Ecclesia, aggiunge che il Divin Redentore «volle che il ceto di uomini da  Lui fondato fosse anche una società perfetta nel suo genere, fornita di tutti gli elementi giuridici e sociali  per perpetuare in terra l’opera salutare della Redenzione» (ibidem, § “Quapropter funestum” – “Perciò compiangiamo”).

Il Regno Sociale di Nostro Signore

7) L’insegnamento di Papa Francesco, che la Chiesa non è una semplice ONG assistenziale, evoca anche la dottrina della Regalità Sociale di Gesù Cristo. Dio non è solo il Signore degli esseri irrazionali e dell’uomo, ma anche delle società e degli Stati, che Gli devono sottomissione, omaggio e culto. Da qui la Regalità Sociale di Nostro Signore, negata con furore dal laicismo oggi dominante, come dal modernismo di tutte le latitudini. A partire dalla dottrina in sé corretta, che tenuto conto delle circostanze può essere tollerata una società che non ammetta la Regalità di Nostro Signore, il liberalismo cattolico del XIX secolo, e in seguito il modernismo e il progressismo, hanno finito col negare tale Regalità in modo assoluto, in linea di principio e in pratica. Questa negazione radicale tende a sottrarre alla Chiesa la sua caratteristica di entità di diritto pubblico tra le nazioni, nei confronti della vita privata e in tutta la vita sociale, cosa che inevitabilmente la condurrebbe, col tempo, alla condizione di mera ONG assistenziale.

8) Pio XI, dichiarando che la Chiesa è la «sola che può recar salute» (Enciclica Quas Primas, AAS, vol. XVII, n. 15, § “Quas Primas” – “Nella prima enciclica”), indica che già il Concilio di Nicea (anno 325) «inserendo nel simbolo la formula “il regno del quale non avrà mai fine”, proclamò la dignità regale di Cristo» (ibidem, § “A quicquid” – “Ricorrendo inoltre”). E aggiunge che «gli uomini, uniti in società, non sono meno sotto la potestà di Cristo di quello che lo siano gli uomini singoli. È Lui solo la fonte della salute privata e pubblica […] è Lui solo l’autore della prosperità e della vera felicità sia per i singoli sia per gli Stati » (ibidem, § “Verumtamen eiusmodi” “D’altra parte, sbaglierebbe”). Dichiara inoltre «che il dovere di venerare pubblicamente Cristo e di prestargli obbedienza riguarda non solo i privati, ma anche i magistrati e i governanti» (ibidem, § “civitates Autem” – “La celebrazione di questa festa”). E cita le seguenti parole di Leone XIII nell’Enciclica Annum sacrum: «L’impero di Cristo non si estende soltanto sui popoli cattolici, o a coloro che, rigenerati nel fonte battesimale, appartengono, a rigore di diritto, alla Chiesa, sebbene le errate opinioni Ce li allontanino o il dissenso li divida dalla carità; ma abbraccia anche quanti sono privi di fede cristiana, di modo che tutto il genere umano è sotto la potestà di Gesù Cristo» (ibidem, § “Verumtamen eiusmodi” – “D’altra parte, sbaglierebbe”).

La Chiesa è fattore di ordine e concordia

9) I progressisti e i laicisti estremi sostengono spesso che la difesa delle prerogative della Santa Chiesa come società visibile e perfetta, e del Regno Sociale di Nostro Signore, sarebbe elemento di discordia e violenza sia nell’ordine individuale, sia nell’ordine sociale. Da cui concludono che sarebbe indispensabile mettere a tacere queste caratteristiche della Chiesa, le quali peraltro, secondo loro, non avrebbero più valore per il mondo moderno, relativista e religiosamente pluralista. Disconoscendo in tutto il vero spirito cattolico, essi giungono all’errore primario di equiparare la dottrina cattolica tradizionale al cosiddetto fondamentalismo musulmano, la cui violenza ha sconvolto il mondo di oggi. Ora, ciò che insegnano i Papi è che il vero e autentico ordine sociale cristiano è, di per sé, il più potente fattore di armonia e di pace in grado di unire uomini e popoli.

10) È questa la lezione che si trae dall’Enciclica Immortale Dei, di Leone XIII, in un passo sul Medioevo che è divenuto famoso nella dottrina sociale della Chiesa: «Vi fu un tempo in cui la filosofia del Vangelo governava la società: allora la forza della sapienza cristiana e lo spirito divino erano penetrati nelle leggi, nelle istituzioni, nei costumi dei popoli, in ogni ordine e settore dello Stato, quando la religione fondata da Gesù Cristo, collocata stabilmente a livello di dignità che le competeva, ovunque prosperava, […] quando sacerdozio e impero procedevano concordi e li univa un fausto vincolo di amichevoli e scambievoli servigi. La società trasse da tale ordinamento frutti inimmaginabili, la memoria dei quali dura e durerà, consegnata ad innumerevoli monumenti storici, che nessuna mala arte di nemici può contraffare od oscurare.» (Acta Sanctae Sedis, 1885, vol. XVIII, pag. 162/174).

11) Pio XI, nell’Enciclica Quas Primas, espone i benefici sociali che deriverebbero dall’accettazione della Regalità Sociale di Nostro Signore, sottolineando la concordia e la pace che deriverebbero se «tanto più gli uomini diventano consapevoli di quel vincolo di fratellanza che li unisce», «perché dovremmo disperare di quella pace che il Re pacifico portò in terra, quel Re diciamo che venne “per riconciliare tutte le cose”… ?». E prosegue dicendo: «Oh, di quale felicità potremmo godere se gli individui, le famiglie e la società si lasciassero governare da Cristo!», proprio come diceva Leone XIII: «Allora veramente, … tornerebbero i beni della pace, cadrebbero dalle mani le spade» (Enciclica Quas Primas, AAS, vol. XVII, § “Itaque, si quando” – “Per quello poi”).

Conclusione: la bandiera in alto sulla cittadella

12) La bandiera della dottrina cattolica deve garrire sempre in alto sulla cittadella. Senza dubbio, nel fragore della battaglia e con prudenza, si può scorgere ora l’uno ora l’altro dei suoi aspetti; si può anche concedere che non venga esposta una certa verità per un tempo più o meno lungo; ma non si può accettare che alcun punto della dottrina non sia stabile e sia sistematicamente omesso per principio o per opportunismo. I colori della bandiera non possono sbiadire. Senza dubbio, c’è un tempo per parlare e un tempo per tacere, ma, almeno implicitamente, e nel corso del tempo esplicitamente, la dottrina cattolica deve essere esposta nella sua interezza.

13) La professione della fede è un obbligo per ogni cattolico. Dalla rivelazione non si cancella nemmeno uno iota. I principi della Chiesa come società visibile e perfetta, e del Regno Sociale di Nostro Signore, sono basilari nella dottrina della Chiesa; non è negoziabile il diritto e, in base alle circostanze, il dovere di proclamarli. Sono principi semplici e in altri tempi ampiamente conosciuti. Oggi, però, che in certo modo sono negati, sovvertiti o quanto meno dimenticati, urge proclamarli perché diversamente si finisce con l’annunciare “un altro Vangelo” (San Paolo, Gal. 1, 6).

14) In difesa di questi principi maggiori della Cristianità, invochiamo la Regina clemente, pietosa, dolce, sempre Vergine, Maria.

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Una nuova Dottrina sociale? No, è proprio la solita

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Uno dei temi su cui molti aspettano al varco Papa Francesco è la Dottrina sociale della Chiesa. Ad essa però il ponteficie si è ampiamente riferito già nei primi discorsi, come quando ha invitato a custodire Cristo, l’uomo e il Creato.

di Stefano Fontana (24-03-2013)

Uno dei temi su cui molti staranno aspettando al varco Papa Francesco è presumibilmente la Dottrina sociale della Chiesa. Egli viene dall’America Latina, ha vissuto a contatto con la teologia della liberazione, è gesuita e sono stati tanti i gesuiti che hanno vissuto sbandate teologico-politiche nel continente sudamericano, parla insistentemente di “Chiesa povera e per i poveri”, alla riunione dell’episcopato americano di Aparecida, nel 2007, aveva fatto un intervento ritenuto “ratzingeriano”… insomma motivi per valutare il suo orientamento circa la Dottrina sociale della Chiesa ce ne sono tanti.

A pensarci bene, però, Papa Francesco già ci ha dato un piccolo saggio del suo pensiero in proposito, già ha parlato dell’ABC della Dottrina sociale della Chiesa, pur senza usare questa espressione. Una certa valutazione si può già fare. Questo ABC della Dottrina sociale della Chiesa il Santo Padre ce l’ha dato nell’omelia per l’inizio del pontificato, il 19 marzo 2013, quando ha parlato di “custodire il creato” e ha detto: «Custodiamo Cristo nella nostra vita, per custodire gli altri, per custodire il creato!».

Ha poi aggiunto: «La vocazione del custodire, però, non riguarda solamente noi cristiani, ha una dimensione che precede e che è semplicemente umana, riguarda tutti. È il custodire l’intero creato, la bellezza del creato, come ci viene detto nel Libro della Genesi e come ci ha mostrato san Francesco d’Assisi: è l’avere rispetto per ogni creatura di Dio e per l’ambiente in cui viviamo. È il custodire la gente, l’aver cura di tutti, di ogni persona, con amore, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili e che spesso sono nella periferia del nostro cuore. È l’aver cura l’uno dell’altro nella famiglia: i coniugi si custodiscono reciprocamente, poi come genitori si prendono cura dei figli, e col tempo anche i figli diventano custodi dei genitori. È il vivere con sincerità le amicizie, che sono un reciproco custodirsi nella confidenza, nel rispetto e nel bene. In fondo, tutto è affidato alla custodia dell’uomo, ed è una responsabilità che ci riguarda tutti. Siate custodi dei doni di Dio!».

Non si tratta di concetti nuovi. Giovanni Paolo II aveva dato fondamentali insegnamenti sull’”ecologia umana”, come si può vedere per esempio nella Centesimus annus n. 38. Benedetto XVI, poi, aveva sviluppato ulteriormente la riflessione alla luce della fede e allargato l’orizzonte degli insegnamenti pontifici. Vorrei almeno ricordare il Discorso alla curia romana per la presentazione degli auguri natalizi del 22 dicembre 2008, ma i riferimenti sarebbero infiniti. La Caritas in veritate affronta ampiamente il tema, soprattutto nel capitolo IV: “Sviluppo dei popoli, diritti e doveri, ambiente” e in particolare nei paragrafi 48 e 51.

Nel suo discorso di inizio pontificato Papa Francesco riprende, in sintesi, questi insegnamenti dei pontefici precedenti, ponendosi sulla stessa lunghezza d’onda. Un primo elemento di piena continuità con il magistero precedente è che prendersi cura del creato non vuol dire solo prendersi cura dell’ambiente naturale o fisico, ma prima di tutto e soprattutto dell’uomo. I riferimenti sono espliciti: «È il custodire la gente, l’aver cura di tutti, di ogni persona, con amore, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili», significa aver cura della famiglia. Un secondo elemento è che la custodia del creato riguarda non solo gli atteggiamenti individuali ma anche la costruzione comunitaria della polis: «vorrei chiedere, per favore, a tutti coloro che occupano ruoli di responsabilità in ambito economico, politico o sociale …: siano custodi della creazione». Un terzo elemento è che la natura è più propriamente detta “il creato” e senza considerarla tale, ossia dono di Dio, - «Siate custodi dei doni di Dio!» - si finisce per non rispettarla. Un ultimo elemento è che tutto si gioca nel cuore dell’uomo e solo dopo nelle strutture. Inutile voler custodire il creato se prima non custodiamo noi stessi, nella pienezza spirituale di questo termine. La custodia del creato «chiede bontà».

Come era già successo per gli insegnamenti dei pontefici precedenti, anche Papa Francesco parla di custodia del creato in modo molto diverso da come ne parlano i giornali o i movimenti ecologisti, o le Ong attive a livello internazionale. Anche nella custodia del creato, in fondo, la Chiesa deve «confessare Cristo», senza di cui essa assomiglierebbe ad una Ong, come il Santo Padre disse alla messa con i Cardinali nella Cappella Sistina il 14 marzo 2013. Ed infatti egli non dice solo di costruire il creato, ma precisa: «Custodiamo Cristo nella nostra vita, per custodire gli altri, per custodire il creato!».

In questi brevi cenni del Santo Padre sulla custodia del creato è contenuto, come dicevo, l’ABC della Dottrina sociale della Chiesa. La rivelazione cristiana contiene un messaggio di salvezza in quanto proclama che Cristo è il Salvatore. Però contiene anche un messaggio per la costruzione della convivenza sociale vista nel progetto di Dio creatore.

Custodire il creato vuol dire anche costruire una società secondo il progetto di Dio, ossia mettere in atto la Dottrina sociale della Chiesa. L’aggancio tra fede e ragione, tra grazia e natura è dato proprio dalla creazione (oltre che, poi, dalla caduta originale), senza della quale la religione cristiana non avrebbe titolo ad un ruolo pubblico. La Dottrina sociale della Chiesa cerca di ri-costruire la natura secondo il piano di Dio. 

Questa “centralità di Dio”, su cui Benedetto XVI ci aveva insegnato tanto, verticalizza la custodia del creato e lo stesso utilizzo della Dottrina sociale della Chiesa. Nell’omelia di Papa Francesco del 19 marzo questo è molto evidente, quando dice che «Dio non desidera una casa costruita dall’uomo, ma desidera la fedeltà alla sua Parola, al suo disegno».

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Posseduti dall’Amore — Le opere di misericordia spirituale nella vita cristiana
Autore: Rocco Camillò
Editore: Fede & Cultura
Pagine: 112
Collana Spirituale n. 39
ISBN: 978-88-6409-180-8
Data di pubblicazione: Novembre 2012
In poche parole: Un’opera profonda, arguta e vivace sulle opere di misericordia spirituale, conforto e salvezza nella vita di tutti i cristiani. In un’epoca che crede solo alla carità materiale.
Descrizione: Oboli, elemosine, offerte, solidarietà: pare oggi che questi termini abbiano inglobato il comando dell’amore in un richiamo esclusivo ai bisogni materiali dell’uomo. Ma l’uomo non è solo corpo e la carità cristiana non riguarda solo l’aspetto materiale della sua vita. L’uomo ha sempre bisogno di una misericordia, ugualmente seria e salvifica, tesa a sollevarlo nelle sue necessità più profonde e irrinunciabili, che lo costituiscono ben oltre la sua fisicità. Per questo, accanto all’elenco delle sette opere di misericordia corporale, la Chiesa – edotta dall’insegnamento e dall’esempio di Cristo – propone al cristiano un altro settenario di opere che hanno per oggetto una misericordia più preziosa e delicata, tutta intenta a beneficare lo spirito dell’uomo. Le opere di misericordia spirituale sono considerate in questo libro con uno stile originale: profondo, ma arguto e vivace allo stesso tempo, teso a mostrare quanto certi insegnamenti su Dio e sull’uomo non passino mai di moda. Non si può, infatti, essere davvero cristiani se non lasciamo vivere in noi, anche oggi, gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù.
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Posseduti dall’Amore — Le opere di misericordia spirituale nella vita cristiana

Autore: Rocco Camillò

Editore: Fede & Cultura

Pagine: 112

Collana Spirituale n. 39

ISBN: 978-88-6409-180-8

Data di pubblicazione: Novembre 2012

In poche parole: Un’opera profonda, arguta e vivace sulle opere di misericordia spirituale, conforto e salvezza nella vita di tutti i cristiani. In un’epoca che crede solo alla carità materiale.

Descrizione: Oboli, elemosine, offerte, solidarietà: pare oggi che questi termini abbiano inglobato il comando dell’amore in un richiamo esclusivo ai bisogni materiali dell’uomo. Ma l’uomo non è solo corpo e la carità cristiana non riguarda solo l’aspetto materiale della sua vita. L’uomo ha sempre bisogno di una misericordia, ugualmente seria e salvifica, tesa a sollevarlo nelle sue necessità più profonde e irrinunciabili, che lo costituiscono ben oltre la sua fisicità. Per questo, accanto all’elenco delle sette opere di misericordia corporale, la Chiesa – edotta dall’insegnamento e dall’esempio di Cristo – propone al cristiano un altro settenario di opere che hanno per oggetto una misericordia più preziosa e delicata, tutta intenta a beneficare lo spirito dell’uomo. Le opere di misericordia spirituale sono considerate in questo libro con uno stile originale: profondo, ma arguto e vivace allo stesso tempo, teso a mostrare quanto certi insegnamenti su Dio e sull’uomo non passino mai di moda. Non si può, infatti, essere davvero cristiani se non lasciamo vivere in noi, anche oggi, gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù.

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Il “Compagno Re Giorgio” visto da Benny
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Il “Compagno Re Giorgio” visto da Benny

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Cristianesimo Cattolico: La bufala di Benedetto XVI al fianco di Monti

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In tanti dicono della discesa in campo da parte del Vaticano a fianco di Monti… ormai siamo al arrivati al fatto che Benedetto XVI dice di votare Monti…. Si fa un gran dire che ciò è scritto nell’Osservatore Romano, dubito che tanti di coloro che aprono bocca solo per dargli fiato abbiano letto…

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La vignetta è simpatica e anche giusta, MA a scanso di equivoci, nella vignetta l’angelo dovrebbe dire ALCUNI PRETI e non i preti, perché nella SANTA CHIESA ci sono SACERDOTI SANTI che sono fedeli a NOSTRO SIGNORE GESU’ e sono GRANO,mentre alcuni preti sono senza fede e tradiscono il SIGNORE come fece GIUDA ISCARIOTA e questi preti sono ZIZZANIA.
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La vignetta è simpatica e anche giusta, MA a scanso di equivoci, nella vignetta l’angelo dovrebbe dire ALCUNI PRETI e non i preti, perché nella SANTA CHIESA ci sono SACERDOTI SANTI che sono fedeli a NOSTRO SIGNORE GESU’ e sono GRANO,mentre alcuni preti sono senza fede e tradiscono il SIGNORE come fece GIUDA ISCARIOTA e questi preti sono ZIZZANIA.

Fonte: facebook.com

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Prototipo del cattolico di sinistra

di Giovanni Zenone

Ho visto il film Lo Hobbit coi miei figli. In esso fa sinistro capolino Saruman, lo stregone che ne Il Signore degli anelli sarà il principale nemico umano del Bene. Ne Lo Hobbit non è ancora passato dalla parte di Sauron, il Nemico, ma già si capisce che finirà per consegnarglisi. Perché dai discorsi che fa si dimostra il prototipo dell’uomo di sinistra, del cattocomunista. Egli infatti minimizza il male, fa le spallucce al saggio Gandalf e lo sbeffeggia perché si allarmerebbe troppo. Col bel risultato di fare il gioco del Nemico. Perché chi minimizza il rischio e la presenza del male finisce nei suoi lacci. Chi non si arma e non si prepara alla mortale battaglia passa dall’ebete illusione alla padella. E poi inevitabilmente passa del tutto dalla parte del Nemico. Scrivo questo per mettere in guardia da chi ha queste caratteristiche iniziali: finirà per diventare uno strumento nelle mani dell’Avversario, del serpente antico. Bisogna saper discernere prima che sia troppo tardi chi è il nemico e chi il vero amico.

Fonte: lavocedidoncamillo.com

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  • 4 mesi fa
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Cristianesimo Cattolico: Vademecum per il voto (cattolico)

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di Caius (14/12/2012)

Recentemente su “Libertà&persona” ci si chiedeva come un cattolico dovrebbe accostarsi al voto politico, Benedetto XVI – nel Messaggio per la giornata mondiale della pace 2013 – offre alcuni spunti che non possono essere dimenticati al momento di recarsi nella cabina…

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Avatar «Attraverso qualche fessura, il fumo di Satana è entrato nel tempio santo di Dio» (Paolo VI, 29 giugno 1972). Cos'è questo "fumo di Satana" a cui si riferiva Paolo VI? È il cattocomunismo, il patetico tentativo di quei (sedicenti) cattolici che hanno cercato di servire due padroni: Cristo e Marx. Ma noi dobbiamo scegliere: o con Cristo o contro Cristo. Ecco una lista di coloro che, credendo di servire meglio Cristo seguendo Marx, hanno finito per rinnegare Cristo e idolatrare Marx.

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